
Il romanzo si snoda agli albori dell’era neolitica, quando l’essere umano ancora vive come cacciatoreraccoglitore, organizzato in piccole tribù e conosce solo la pietra e il legno. Il tamburo è il principale
strumento utilizzato e scandisce i momenti topici della vita della tribù.
Il racconto e costruito sulla base di riscontri antropologici – Yuval Noah Ha, J. Scott, Diamond, ecc.-
e archeologici – il testo si ispira agli scavi di Gobleki Tepe dell’archeologo Klaus Schmidt scopritore
del sito-.
La vicenda si svolge alle basi del monte Urartu – antico nome dell’Ararat- dove avviene la costruzione
dei due templi, uno dedicato ai defunti, l’altro dedicato alla Grande Madre.
Qui si compie il destino di Hay, bambina nata senza una tribù, che intraprende il suo viaggio nella
vita in compagnia di Gnu, lo sciamano che la salva riconoscendone le qualità nascoste.
È una storia al femminile dove Hay rappresenta uno dei possibili eventi che la tradizione storica
narrata o documentata ha voluto dimenticare, ma della quale, leggendo tra le righe della mitologia e
della storia, si possono trovare tracce concrete. Un racconto di come le donne hanno, in un giorno
remoto, partecipato alla rivoluzione neolitica e di come abbiano potuto dire ciò che pensavano e fare
ciò che volevano. In questa nuova realtà corale si avviano trasformazioni sociali e emotive individuali
importanti - come nominare il sentimento amore e riconoscerne le varie espressioni, o il concetto e la
parola di padre - che porteranno alla rivoluzione neolitica.
Il racconto è diviso in tre parti non suddivise al loro interno in capitoli perché la vicenda è narrata in
prima persona dai personaggi.
Libro I lo sciamano e la bambina
Libro II i templi, il fiume, la valle
Libro III “Zhoghovurd”.
Le parole in corsivo sono la traslitterazione in alfabeto latino della lingua armena.
Grazie della segnalazione!
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